Molto oltre il Sole. Considerazioni sparse su Yngwie Malmsteen e dintorni.

Ora che il vecchio giovane capo vichingo è irrevocabilmente diventato il fenomeno da ba(ld)raccone che chiunque non sia dedito al culto della semibiscroma avrebbe immaginato già da molto tempo, si può senza tema di smentite tracciare un piccolo bilancio, parziale anzichenò, dell’apporto di Yngwie Johann Malmsteen, fu Lars Yngwee Lannerback, al mondo musicale. Ammesso che ce ne sia bisogno, ma non si sa mai.

Invero, il personaggio è quello che è, e a lungo andare (leggasi “dopo i primi quattro album”) è divenuto crescentemente tronfio di carattere e inconsistente di qualità musicale, e tuttavia liquidarne l’influenza e la rilevanza in base a queste sole coordinate caratteriali, prima ancora che musicali, è avventato e ingiusto. Non che la critica musicale ufficiale anzichenò si sia mai fatta alcuno scrupolo al riguardo, e tuttavia mi pare che, nel valutare il musicista Yngwie Malmsteen, chiunque non sia disposto a riconoscere quanto segue possa essere tacciato di mala fede:
1. Malmsteen (chiedo scusa, Yngwie Johann Malmsteen; come se i fan di, chessò, Springsteen, tutti notoriamente candidati al Premio Nobel nei più disparati campi dell’umano agire, lo chiamassero sempre Bruce Springsteen…) è il chitarrista più riconoscibile di tutti gli anni Ottanta; che piaccia o meno, il suo timbro e il suo fraseggio sono inconfondibili;
2. Da solo Malmsteen ha creato un genere musicale con annesso settore industriale (etichette, riviste specializzate, video didattici, endorsement di chitarristi da parte di aziende produttrici di strumenti, sviluppo di chitarre ed effettistica mirati): quello dello shred e dei cosiddetti “guitar heroes”, che tuttavia affondano le radici anche in musicisti provenienti da generi considerati molto più “alti” del vil metallo (ad esempio Frank Gambale, accreditato come primo teorico dello sweep picking, una tecnica chitarristica che è forse la pietra angolare dello shred; Allan Holdsworth, altro velocista del manico a sei corde; una buona fetta della musica barocca e romantica europea);
3. Malmsteen richiama molto da vicino estetica, stile e modo compositivo di Ritchie Blackmore, del quale costituisce, in un certo senso, un’estremizzazione, portando alle estreme conseguenze la fusione tra influenze blues e classiche nella chitarra rock. Sicché, a prescindere dal valore compositivo, ben diverso, dell’uno e dell’altro, screditare Malmsteen per lo stile compositivo dozzinale, schematico e ripetitivo nelle sequenze di accordi come pure nei fraseggi solistici, significa di fatto affossare le innovazioni blackmoriane nella chitarra rock: siamo sicuri che sia una buona idea?
4. Malmsteen, in quanto iniziatore del pur criticabile stile “neoclassico”, ha dato un contributo determinante al recupero del canone classico e ad un suo aggiornamento ai modi del rock, in maniera senz’altro più viva e meno citazionista e pedante della quasi totalità della produzione progressive. Io sono limitato nella scrittura e nella conoscenza (d’altra parte posseggo i primo quattro LP di Malmsteen…), e dunque rimando al terzo capitolo di “Running With The Devil: power, gender and madness in heavy metal music” di Robert Walser per ulteriori approfondimenti.

È chiaro che YJM (come i pickup DiMarzio a lui intitolati; parta la corsa agli armamenti, ché tanto è tutto un gioco) può piacere o meno, e ci sta tutto che il suo stile non piaccia, ma lo sguardo oggettivo e storicamente conscio che si chiede a un critico non può ignorare quanto sopra, a mio parere.

Fermo ciò, se il nostro uomo non ce ne mettesse del suo e tirasse fuori un disco anche al livello di un “Magnum Opus” – del 1995 e a tutt’oggi l’ultimo suo disco ascoltabile con un certo piacere da capo a fondo – il giudizio non cambierebbe; come, del resto, non cambierebbe lui, arroccato nella sua magione su un’isoletta della Biscayne Bay dal nome altisonante e intento a scorrazzare per il mondo armato di cavallini rampanti e manici scalloped e permanenti e giacche di serpente. Ma questo non conta: nonostante la perplessità che l’asserzione può suscitare, e nonostante le velenose critiche che gli sono state mosse da più parti, Yngwie Malmsteen ha cambiato il mondo. E non necessariamente per il peggio, se si deve valutare come il livello tecnico medio dei chitarristi, anche quelli amatoriali, nel mondo attuale sia decisamente più alto rispetto a un trentennio addietro, e ciò in virtù di innovazioni nel modo di suonare che ha introdotto nel grande pubblico proprio questo svedese che, ammantato di un ego spaventoso e bisognoso di riconoscimento, da neomaggiorenne sbarcò in America ben saldo nel proposito di conquistare il mondo con sei corde, un manico e due mani. Chiunque suoni la chitarra oggi gli deve qualcosa, nel bene e nel male, e già questo basterebbe, a prescindere da ogni valutazione sulla qualità della sua musica.

In conclusione, una riflessione amara. Si è detto che Malmsteen sbarcò negli Stati Uniti a inizio anni Ottanta, determinato ad aprirsi la strada come miglior chitarrista del mondo e convinto che l’unico modo per farlo fosse recarsi in quel Paese, dove i sogni più improbabili si avverano e dove chi ha le potenzialità e la determinazione può emergere fino a diventare il numero uno al mondo; un percorso non diverso da quello di molti altri personaggi, soprattutto nel mondo dello spettacolo, soprattutto dalla fine degli anni Sessanta fino a metà anni Ottanta (due esempi: Arnold Schwarzenegger e Giorgio Moroder). Oggi quell’America del sogno, luogo dove l’impossibile è a portata di mano e dove anche un emigrante può diventare, se non presidente, governatore della California o milionario o comunque il riconosciuto maggior esperto mondiale di una disciplina, è svanita, e nulla della situazione attuale suggerisce che quell’opzione sia ancora esistente, e non solo in ambito musicale. Come ha scritto Tom McTague su “The Atlantic” il 24 giugno scorso, “come cittadini del mondo creato dagli Stati Uniti, siamo abituati a sentire coloro che odiano l’America, ammirano l’America e temono l’America (a volte contemporaneamente). Ma provare pietà per l’America? Questa è nuova, anche se la Schadenfreude è dolorosamente miope. Se è l’estetica che conta, gli USA oggi semplicemente non sembrano il Paese che il resto di noi dovrebbe aspirare a invidiare o riprodurre.“. Insomma, l’America del suogno (“la Schadenfreude è dolorosamente miope”, si diceva) è definitivamente tramontata, e questo significa che non ci sarà un altro Malmsteen.

Nel bene e nel male.

2 thoughts on “Molto oltre il Sole. Considerazioni sparse su Yngwie Malmsteen e dintorni.

  1. Il ragionamento fila, nessun dubbio. Personalmente però se devo pensare a un citarrrista per gli anni ’80 penso a Mr. Van Halen, anche perché, come si rileva nell’articolo, Malmsteen deve molto (forse troppo) a Mr. Blackmore, mentre Van Halen ha uno stile deciamente più personale e selvaggio (almeno a parer mio). Senza contare che nell’ ombra, per via dei pochi dischi registrati, c’è pure un certo Randy Rhoads.

    • Eddie Van Halen ha cominciato la sua carriera discografica nel 1978, con il debutto omonimo dei Van Halen, dove già si coglie appieno il suo stile dirompentemente innovativo (“Eruption” è là, ad esempio), e per questo motivo non si può considerarlo solo un chitarrista degli anni Ottanta. Ad ogni modo, rimango della mia idea: la timbrica e il fraseggio di Malmsteen sono i più riconoscibili tra tutti i chitarristi anni Ottanta; compreso Randy Rhoads (che, a voler essere precisi, ha iniziato anch’egli la sua carriera negli anni Settanta, con i Quiet Riot).
      Grazie del riscontro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...