Stripped of your life’s worth.

Il successo di Angel Of Death degli Slayer è, forse paradossalmente, il miglior supporto che ci possa essere alla memoria dell’Olocausto: nessuno che la abbia ascoltata può dimenticarsi dell’esistenza della Shoah, e questo a prescindere dal valore musicale, evidentemente altissimo, del brano.

Naturalmente non è tutto così ovvio. Infatti, se l’immortale distico di apertura “Auschwitz/The meaning of pain” può essere utile alla causa della Memoria, il seguente verso “The way that I want you to die” può senz’altro ingenerare controversie. Ovviamente ognuno tira la coperta dalla sua parte: qualcun altro potrebbe appoggiarsi ai versi “Sickening ways to achieve the Holocaust” e “Infamous butcher Angel of Death” per perorare la posizione contraria. Ma non è questo il punto.

Il punto è questo: l’effetto ultimo è che chiunque abbia sentito Angel Of Death ne è rimasto colpito, in un modo o nell’altro, e probabilmente non dimentica che ci sia stato l’Olocausto e, in una certa misura, in cosa sia consistito. E tanto basta.

Poi, naturalmente, ci sono i critici competenti che ti spiegano (?) che non è affatto vero. Ma, per qualche motivo, gli Slayer non sono mai stati cancellati da festival più o meno importanti con l’accusa di essere apologi del nazismo o dei suoi ideali, e questo vorrà pur dire qualcosa.

Ricordare è importante; per chi ha sentito Angel Of Death, dimenticare è impossibile.

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