I am glad to see one real American here: Blackberry Smoke – Like An Arrow

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Non è bello autocitarsi, ma ogni tanto ci può stare. Ecco. Nel 2014, in sede di recensione di “Holding All The Roses”, ipotizzavo che i Blackberry Smoke, pur avendo consegnato agli annali del southern e del rock americano del terzo millennio un album di qualità indiscutibile, avessero il potenziale per ulteriormente superarsi. Oggi ho la certezza di essermi trovato nel giusto.

“Like An Arrow”, la quinta fatica discografica sulla lunga distanza per la formazione di Atlanta, verrà pubblicato domani, ma già oggi riluce delle qualità che ci si aspetta di trovare nei migliori dischi di rock confederato: potenza di fuoco chitarristica (che apertura Waiting For The Thunder!), ritmi ammiccanti (Let It Burn è puro boogie da honky tonk) e sagge raccomandazioni racchiuse in ballate riflessive (toccante il country rock di The Good Life). Con tutto ciò che ci sta in mezzo: la sorniona spensieratezza hillbilly di What Comes Naturally, che si direbbe tenuta a battesimo da Charlie Daniels, lo spaziare armonioso di Running Through Time, che non ci si sorprenderebbe a scovare nel catalogo della Marshall Tucker Band, una title-track che frulla Blackfoot e 38 Special, o l’epico viaggio immaginario dalla Stella Solitaria a Jacksonville, comiti Willie Nelson e Rickey Medlocke, di Smoke Sunrise In Texas, o, ancora, il chapeau ai Lynyrd Skynyrd pre e post ’77 di Workin’ For A Workin’ Man. Senza dire del cameo di Gregg Allman sulla conclusiva Free On The Wing, lucido passaggio di consegne tra generazioni di musicisti rock del Sud. Il tutto reso come si deve sul piano sonoro, grazie ad una produzione attenta e in grado di valorizzare i suoni dei singoli strumenti senza sacrificare dinamica e impatto anziché puntare sul mero volume (e sappiamo ormai quanto arduo sia imbattervisi in praticamente tutte le uscite rock contemporanee). Un gioiello, insomma.

Un Bignami di southern, lo liquideranno i maligni. Avercene, rispondo io; specie dopo le ultime, interlocutorie (o peggio: si ascolti “Southern Native” dei Blackfoot) prove dei reduci dell’epoca d’oro del genere. Anche perché la proposta dei Blackberry Smoke, pur rifacendosi senz’altro a modelli ben identificabili, mantiene una spiccata personalità grazie alla rinuncia a facili richiami rock-blues, specialmente quelli più ovvi per l’ambito sonoro in questione, abilmente controbilanciata da mirate ed efficaci iniezioni di country (quello avito e ruspante, non le leccate melensaggini della Nashville odierna). Se poi si aggiunge uno spessore compositivo che, al traguardo, del quinto LP, si può definire non comune senza tema di smentita, non resta che concludere con un’ammissione forse ovvia ma  senz’altro onesta: oggi come oggi, le sorti del southern rock sono nelle mani dei Blackberry Smoke, e chiunque abbia a cuore il genere non può che guardare al quintetto di Atlanta come la fiaccola che illumina una notte altrimenti impenetrabile. Dischi come “Like An Arrow”, nomen omen al 100%, sono qui a dimostrarlo.

D’altronde già tempo addietro era stato detto che the South’s gonna do it again. Ecco.

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