That’s (not) all folks!: Imperial State Electric – All Through The Night

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O tempora o mores: al giorno d’oggi la gente fa notti di coda avanti ai negozi per comprare l’ultimo modello dello smartphone più trendy che ci sia, mentre venticinque anni fa aperture notturne e code apocalittiche si registravano all’uscita di dischi, e se avete mai usato la vostra illusione lo sapete senz’altro. Dico ciò perché è inusuale, in questi tempi, che un’imminente pubblicazione musicale susciti un entusiasmo soverchiante, capace di impadronirsi ripetutamente dei pensieri dell’individuo. A volte, però, accade ancora. A me, quantomeno.

Non ho tema di ammetterlo: era da quando ne è stata annunciata la lavorazione che attendevo l’uscita del nuovo disco degli Imperial State Electric. Probabilmente perché le qualità di Nicke Andersson in termini di composizione e scelta sonora esercitano su di me un’intensa seduzione. Immagino che ciò mi qualifichi come fan, e quindi inadatto a recensire l’opera con parvenza di rigore critico, ma, avendo seguito la carriera della formazione sin dai suoi esordi o quasi, provo a fare il punto sul  nuovo album.

Con un titolo che richiama troppo da vicino il debutto dei Def Leppard perché si tratti di una casualità e una copertina minimale,  ispirata alla schermata introduttiva delle pellicole Warner Bros. prebelliche o poco più, “All Through The Night” si pone già ictu oculi ad un crocevia tra epoche diverse, anche se non quelle che ci si aspetterebbe, giustappunto, ictu oculi. Perché qui continuano pervicacemente a dominare le sonorità del rock dei Sessanta-Settanta, nonostante sia possibile notare una linea evolutiva in relazione ai dischi precedenti. Infatti, la parabola degli Imperial State Electric, partiti come progetto solista o quasi di Andersson e solo successivamente divenuti un gruppo vero e proprio, si è manifestata nel senso di un progressivo allontanamento dalle sonorità più strettamente power pop (inteso in senso classico, ossia quello degli anni Settanta) per veleggiare alla scoperta del variegato ed affascinante arcipelago della  musica dei Sixties, con riferimenti selezionati accuratamente, secondo un approccio da appassionati-collezionisti, ma innestati con un’abilità   compositiva che rende il risultato personale quali che siano gli stilemi del passato prescelti per il tributo/emulazione. E, continuando in questa tendenza, che aveva visto il predecessore “Honk Machine” marcare il più netto stacco stilistico di tutti (quattro) i precedenti LP, “All Through The Night” fotografa la band ancora nel corso dell’esplorazione ma restia a lasciarsi definitivamente alle spalle la formula che ne ha decretato la seppur  parziale fortuna; situazione che si riverbera sul disco, rendendolo in uno godibile ed interlocutorio.

Interlocutorio perché i brani più “tradizionalmente” Imperial State Electric, fatti di minutaggio contenuto, chitarre spianate e melodie vocali insidiose, mostrano la corda a livello compositivo, anche a causa di una struttura armonica e ritmica che non lascia troppo spazio a variazioni di sorta, e quindi si cade sovente nel già, quando non arci-, sentito. Non che le varie Empire Of Fire, Remove Your DoubtGet Off The Boo-Hoo Train o  Bad Timing (quest’ultima con un riff portante “non dimentico”, diciamo così, di quello di Carry On My Wayward Son dei Kansas) siano brutti pezzi; anzi, sono esplosioni rock ‘n’ roll come è  ormai difficile trovarne in giro. Sono, semplicemente, irrilevanti. Poco male, dunque, ma le aspettative che è lecito nutrire verso Nicke, Dolf e gli altri suggerivano un risultato di qualità superiore.

Godibile perché, come detto, i rimaneggiamenti del passato proseguono e una volta di più intrigano, mantenendo alta l’attenzione e le future aspettative verso un gruppo che, in tal modo, dimostra di saper ancora stupire (se  non stilisticamente, quantomeno qualitativamente) e di avere ancora qualcosa da dire. E così nella title-track collidono rock ‘n’ roll e northern soul dei Sessanta-primi Settanta, con un ritornello a presa rapida che non si schioda più dall’orecchio, in Over And Over Again il power pop è speziato di aromi West Coast quali armonie vocali e stratificazioni chitarristiche in scia di Hotel California, su Break It Down intrecci di voci maschili e femminili  (rispettivamente quella di Andersson e quella di Linn  Segolson) portano al passo un country-rock che s’indovina  invece smanioso di trottare, mentre il singolo Read Me Wrong è un sapido trattatello di folk-rock che tiene insieme Iuchéi e Iuesséi (you essay?) e suona molto meglio all’interno della tracklist che da solo e la conclusiva No Sleeping (unico brano, dei dieci in scaletta, sopra i quattro minuti) si risolve in un piacevole  esercizio di calligrafia tardobeatlesiana, sulla falsariga di While My Guitar Gently Weeps (utile un confronto con la struttura armonica di The Masterplan degli Oasis), ma nondimeno costituisce il perfetto congedo di un LP variegato senza essere inusuale.

Come riassumere, in conclusione, “All Through The Night”? Mi cimento: una prova di maturità stilistica, riuscita al 70-75%. Chi vi si volesse approcciare probabilmente  ne godrà subito, ma poi non commetta la leggerezza di accantonarlo, perché si tratta del tipico disco a cui l’affezione è direttamente proporzionale al numero di ascolti.   E magari alla prossima uscita ci incontreremo davanti al negozio; di notte, in coda, illusi.

2 thoughts on “That’s (not) all folks!: Imperial State Electric – All Through The Night

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