Nor any drop to drink: Datura4 – Demon Blues

datura4 - demon blues

Dom Mariani è un genio del power pop da autorimessa, e facciano fede i dischi di Stems, Someloves e DM3. Chris Hitchcock sa usare la sei corde per suadere ma anche scalciare, come dimostrano i suoi contributi ai You Am I e ai Monarchs. Warren Hall sorregge l’elettricità dei Drones e dei Volcanics con una tempesta di tamburi, mentre Stu Loasby tiene il beat solido e compatto con la sola forza di quattro corde. Insieme sono i Datura4.

Un supergruppo? Non proprio, a meno che non si sia patiti terminali di Oz rock, quella mistura personale e sui generis, devota ai Sixties inglesi e americani come al punk (che proprio nella terra dei canguri conosceva alcune delle sue declinazioni in assoluto più convincenti), essenziale ed eccitante ma sempre irresistibilmente melodica, che negli anni Ottanta, con propaggini fino a metà Novanta, suscitò un vasto culto, progressivamente rarefattosi ma nel contempo radicalizzatosi. Ma qui non c’è traccia (va bene, forse un paio di reminiscenze) di rock australiano propriamente inteso, perché i Datura4 (nome orribile, per inciso) si rifanno anima e corpo, corde e pickup, al primo hard rock, quello nato in esito ai Sessanta dalla British Invasion come forma estremizzata di blues elettrificato pensata per l’era della coscienza espansa e proiettata nel tempo dell’amore libero e del Vietnam.

È, quindi, il suono delle valvole a tenere banco in “Demon Blues”, titolo omen e copertina ancor di più, debutto del quartetto di Fremantle che fa seguito a quattro anni di prove e scrittura. Opera riuscita nell’intento di richiamare l’atmosfera potente ed estesa del rock del periodo 1968-1972 circa, apportandovi il saggio accorgimento di restare ancorati alla forma-canzone (Dom Mariani è da sempre maestro in questo), senza lasciare che le lungaggini delle jam strumentali offuschino la scrittura e, appunto, la canzone, vera e propria unità atomica della musica popolare. Impatto, groove, suoni caldi, distorsioni analogiche, pentatoniche esibite e mai rinnegate, tecnica strumentale dosata con perizia e l’obbligatorio inchino al “culto del riff” (definizione geniale nella sua pregnanza; tutto merito loro): ecco cosa aspettarsi da questo disco, uscito oggi stesso per la Alive Records (ma negli USA i diritti sono della storica Bomp!, che ha approntato un’edizione limitata in vinile colorato e con copertina differente).

Forse non esente dal sospetto di commercialità, visto il fermento che attraversa il filone stoner/classic rock (o come volete chiamare il rispolvero del tipico sound dell’hard primevo) in questa decade, e vista, tutto sommato, l’estraneità rispetto a queste sonorità dei musicisti coinvolti, le cui carriere parlano di altri referenti sonori, ancorché spesso coevi di quelli di questo progetto, tuttavia “Demon Blues” risulta un lavoro godibile e ben realizzato sotto ogni aspetto, anche se non tutto è memorabile e qualche carenza nella scrittura, ad onta dell’esperienza degli autori (ma non, come detto, in questo sottogenere del rock), dovrà essere superata nel futuro; compito, peraltro, all’altezza del quale Mariani & co. sono certamente.

Nome da tenere d’occhio per chi si interessa di sonorità dure di matrice tradizionale, i Datura4 potrebbero rivelarsi una vera sorpresa, oppure una grossa occasione mancata. Speriamo nella prima ipotesi, ma chi vivrà ascolterà. Per intanto ascoltiamo.

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