Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza: Refused – War Music

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La guerra avvampa nuovamente in Medio Oriente, la Spagna rischia lo smembramento territoriale, il Regno Unito si appresta ad uscire dall’Unione Europea a condizioni incerte. Esisteva forse un momento migliore per il ritorno dei Refused?

“War Machine” esce oggi per Spinefarm e ovviamente non è neanche paragonabile a “The Shape Of Punk To Come”; d’altronde, si sa che i classici, quando non vanno out of style, tornano in vita come altri da sé, privati della loro forza antagonistica. Però è perfetto. Perché di quel disco epocale è la continuazione in senso più musicale, per così dire; più schiettamente melodico e meno stilisticamente schizofrenico, ma con un’organicità che era difficile attendersi da un gruppo che non pubblicava nulla (rectius: nulla di rilevante) da una ventina d’anni. E una pari coerenza: nulla dell’attitudine brutalmente antagonista e della rabbia di denuncia è venuto meno per i Refused, anche perché il mondo non cessa di fornire spunti in tal senso. Titoli come I Wanna Watch The World Burn, curiosamente uno dei pezzi più quieti, Blood Red, The Infamous Left e Economy Of Death sono più che eloquenti.

Mi pare che un tempo dischi del genere fossero definiti post-hardcore. Io non me ne intendo, ma mi pare che il “post-” non c’entri nulla. O forse sì, ché questa è l’epoca dei post, e anche i dischi sono cosa di ieri. Ecco, forse a questa riottosa macchina da guerra si può rimproverare solo di essere un disco, oggetto dell’altroieri che pretende di parlare all’oggi, epoca delle immagini, con le parole, lingua di ieri. Insomma, “War Machine” è la forma del punk che è venuto. E meno male.

2 thoughts on “Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza: Refused – War Music

  1. Io per primo aspettavo fiducioso il ritorno degli svedesi ma “Freedom”, che è del 2015 e quindi non capisco la cosa dei 25 anni, è stata una delusione amarissima, che non mi invoglia certo a riprovarci con questo nuovo… Sentirne parlare bene mi rincuora ma sarò molto cauto prima di passare a sborsare delle pizze di fango del Camerun.

    • È una cosa “mia” in realtà, quella dei venticinque anni; perché è come se dopo “The Shape Of Punk To Come” si fosse creato il vuoto discografico, vista la diversità qualitativa tra quel disco e tutto il resto delle loro uscite. Secondo me questo album è su un altro livello rispetto a “Freedom”, però capisco anche che qualcuno, magari fan di lunga data, possa trovarlo una (ulteriore) caduta di tono in senso commerciale. Ascolta e giudica per te, che, se non sbaglio, conosci bene il gruppo; possibilità di ascoltare in tranquillità senza sborsare pizze di fango del Camerun mi pare siano facilmente reperibili. Ciao

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