I’ll wait in this place where the sun never shines: Ginger Baker (1939 – 2019)

Oggi è morto ottantenne il fulvo Peter Baker. Caratteraccio da malpelo, e sul punto fanno fede le innumerevoli storie di bisticci con Jack Bruce, e musicista straordinario, batterista poliedrico e curioso capace di attraversare in maniera ispirata decenni di evoluzione musicale e proposte variegate, dall’amato jazz degli anni giovanili al groove variegato di Graham Bond, dal blues allucinato dei Cream al rock progeiforme dei Blind Faith, dall’afrobeat ipnotico di Fela Kuti all’hard sabbathiano dei Masters of Reality, e altro ancora.
Non un semplice batterista, insomma, ma un musicista che suona la batteria; peraltro con una tecnica sopraffina e un’inventiva con pochi pari (sua l’introduzione nel rock dell’uso massivo e “melodico” dei tom), ciò che rende la perdita ancora più grave. Attesa, vista l’età e la condotta di vita, ma pur sempre perdita. Resta il conforto che almeno si è riunita, nel ristretto alveo della leggenda, una delle sezioni ritmiche più inattaccabili del rock, con buona pace di tutto il resto.

Ciao Ginger, batterista d’eccezione.

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