Fintanto che gli stolti potranno vivere e proliferare, il mondo, nel suo complesso, procederà tollerabilmente bene: Art Brut – Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out!

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Gli Art Brut sono i nuovi Kinks. Anzi no, sono i nuovi Buzzcocks. Anzi no: sono la cosa migliore successa al rock inglese nel ventunesimo secolo.

Da una manciata di mesi i cinque sono giunti al traguardo del quinto album, “Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out!”. Titolo emblematico e irresistibile come quelli che lo hanno preceduto (“It’s A Bit Complicated”, “Art Brut vs. Satan”, “Brilliant! Tragic!” e “Top Of The Pops”) e tutto questo senza ancora arrivare al contenuto. Che è una miscela di energico rock ‘n’ roll non dimentico del punk e però sempre innervato di melodie irresistibili e dementi, suonate con tastiere dai suoni improbabili o da fiati che aprono arricchenti squarci soul. Ma sono i testi ad essere il vero punto di forza del gruppo, una mistura di nonsense e di vita vissuta narrata attraverso giustapposizione di immagini banali e descrizioni surreali, il tutto porto con l’imperturbabilità, vera o apparente, che è caratteristica britannica precipua e dunque tanto fonda l’avvertimento del contrario che impregna quel paradigmatico humor. Sul punto vi rimando a uno dei maestri del genere, Jerome K. Jerome: “When a twelfth-century youth fell in love he did not take three paces backward, gaze into her eyes, and tell her she was too beautiful to live. He said he would step outside and see about it. And if, when he got out, he met a man and broke his head—the other man’s head, I mean—then that proved that his—the first fellow’s—girl was a pretty girl. But if the other fellow broke his head—not his own, you know, but the other fellow’s—the other fellow to the second fellow, that is, because of course the other fellow would only be the other fellow to him, not the first fellow who—well, if he broke his head, then his girl—not the other fellow’s, but the fellow who was the—Look here, if A broke B’s head, then A’s girl was a pretty girl; but if B broke A’s head, then A’s girl wasn’t a pretty girl, but B’s girl was. That was their method of conducting art criticism.. Una cosa così, ma con le chitarre sotto.

Inglesi fino al midollo, persino nella ragione sociale mutuata dal francese Jean Dubuffet, gli Art Brut si peritano di suonare rock ‘n’ roll nell’unico modo in cui ha senso farlo: divertendo e divertendosi. E così fanno anche in “Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out!”, copertina da jazzisti su Columbia e contenuto da new wavers su Virgin, tra il pop angelico di Veronica Falls, il glam da stadio (concerto, non partita) della title-track, il quadretto kinksiano di Good Morning Berlin e l’eccellente pastiche di She Kissed Me (And It Felt Like A Hit), che sorniona capovolge la hit di Phil Spector unendo Dictators e soul di marca Stax. Ce ne sarebbero altre otto su cui soffermarsi, ma non è giusto privare il lettore del piacere della scoperta, tanto più che non si va mai sopra i quattro minuti di durata e, forse, ma solo forse, anche questo è un brillante esempio di umorismo britannico. Dico solo che un disco il cui brano conclusivo contiene il distico “When they release the Blu-ray special edition of your life/ All the deleted scenes will prove you right” non può, non deve passare inosservato.

Ce lo chiede… già, chi ce lo chiede? Pete Shelley, forse. O forse Declan MacManus.

Ci tocca, lads.

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