Scelgo la vita: The 16 Eyes – Look

the 16 eyes - look

Ciao!
Il pacco mi è arrivato oggi; tutto a posto, grazie mille!
Devo ancora aprirlo, ma ho già una curiosità: con tutti quei “FRAGILE”, per caso ci avete messo dentro gli Yes?

Sono stato combattuto fino all’ultimo se scrivere o meno questa e-mail al mittente del disco la cui copertina è in mostra poco sopra, ma alla fine, complice forse una birretta serale discorrendo degli MC5, mi sono risolto a farlo. La risposta non è ancora arrivata e chissà se mai lo farà, ma questo non mi ha impedito di seguire il solito rito una volta trovato il cartone di forma quadrata dentro casa: corsa su per le scale (avete presente le temperature di questi giorni?); getto di borse nel primo angolo libero, in spregio totale del contenuto, sia esso computer o surgelati; scardinamento del cartone con forbice e quel misto di frenesia e cautela per evitare danni; estrazione della reliquia, auto-ostensione a due mani e contemplazione immediata della copertina. Ora, però, viene il problema principale: aprire il disco, incellofanato per tutti i trentuno virgola cinque centimetri di ognuno dei suoi quattro lati.

Sono solo in casa, ma a certe cose non si può rinunciare anche se nessuno ti vede, e quindi per l’ennesima volta provo il metodo di apertura übercool che vidi utilizzare da King Automatic al Bassy Cowboy Club, quando, da me richiesto di una dedica alla mia sodale sul verso della copia contestualmente acquistata di “Lorraine Exotica”, con gesti ed espressione che tradivano quell’inconfondibile mistura di nonchalance, grandeur e bohème si strisciò sulla coscia destra il lato della copertina corrispondente all’apertura, passandolo avanti e indietro finché il cellofan cedette solo su quel lato, rimanendo perfettamente intatto in ogni altra sua parte. Il tutto richiese non più di venti secondi e, oltre a denotare un’evidente e inveterata familiarità del musicista transalpino con il formato vinilico, mi parve the coolest thing since sliced bread, inducendomi a tentare di replicarlo ogniqualvolta mi fosse capitato di acquistare un trentatré giri nuovo. Senza che, ça va sans dire, mi sia mai riuscito. Come sarà andata questa volta? Col coltello. Ma finché la maggioranza non sarà in grado di aprire à la King Automatic il cellofan che avvolge un LP, sarà sempre l’era del digitale.

A questo punto, però, il disco gira già sotto la puntina, restituendo le meraviglie che ci si attendeva (e, nell’algido mondo del digitale, giustificando la spesa). Quattordici pezzi originali (?) di garage-punk suonato con foga e istinto, ma senza dimenticare melodia e ballabilità, da quattro veterani della feconda scena neo-garage americana degli anni Ottanta; ciascuno occhialuto e di qui la ragione sociale The 16 Eyes. Potremmo citare molte precedenti esperienze che hanno guadagnato i galloni ai componenti del gruppo, ma limitiamoci a tre, per inquadrare il suono: Outta Place, Jeff Dahl e, solo per la forza descrittivo-allusiva del nome, Glory Holes. Ispidezze garage, ornamenti mod, foia rock ‘n’ roll e l’occasionale divagazione psichedelica, insomma. Ma tutto fatto come si deve da chi sa e vuole fare come si deve, e infatti il tetto dei tre minuti è sfondato solo due volte. Luce verde, marcia ingranata, gomme che stridono, strisce nere sull’asfalto e via veloci senza pensarci.

E infatti già Know Know fonde il motore iniettando nei cilindri Beach Boys e Stooges e si prosegue su questa strada con l’olio che ribolle, facendo tappa a salutare i Fuzztones (Bad Old Days), gli Who modernisti (Anyway), gli Steppenwolf (Dead Blow Hammer), i Long Ryders (Stupid Little Girl) e tanti altri amici vecchi e vecchissimi. Così i 16 Eyes e di conseguenza io, che, quando dalle casse irrompe a volumi delittuosi Brand New Girl, ballo scompostamente in salotto, mettendo a rischio la stabilità della puntina e non sentendo la porta che si apre e i saluti e le domande e il chiacchiericcio, il cui compito è quello di riportarmi alla solita vita, da cui, per una mezz’ora scarsa, i 16 Eyes erano riusciti a sottrarmi, risucchiandomi nel loro mondo di stoneage Romeos e righe e pois. Fino alla prossima volta, che, mentre mi ricompongo, giuro a me stesso sarà a breve. Per intanto tiro avanti, lontano dai guai. Con sedici occhi che mi osservano nel buio.

Non cercateli nello streaming, i 16 Eyes. Neanche in quello di coscienza. Cercateli voi. In voi.

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One thought on “Scelgo la vita: The 16 Eyes – Look

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