Perché non sarò mai un critico musicale

1) Da almeno quindici anni “indie rock” significa “in die rock”.

2) Radiohead chi?

3) L’auto-tune dimostra meglio di quanto potrà mai fare qualunque governo che la Convenzione di Ginevra è carta straccia.

4) Lyric video sta a videoclip come Jeff Koons sta ad “arte”.

5) setlist.fm e i dvd di concerti, l’home cooking della musica.

6) La gente che filma i concerti col cellulare. Kampuchea for Concert.

7) Le produzioni di Andy Sneap e le copertine Nuclear Blast.

8) Non esistono abbastanza autovelox per un “rock targato Italia”.

9) Il disco con in copertina il prisma e il fascio di luce è una cagata pazzesca.

10) Neil Young faccia attenzione all’articolo 640 del codice penale.

Post scriptum: o forse no.

1) I Journey e i Toto incidono per un’etichetta napoletana.

2) Blaze Bailey ha fatto due dischi con gli Iron Maiden.

3 thoughts on “Perché non sarò mai un critico musicale

  1. Letto solo ora… ti chiederò di approfondire quando possibile.
    Ma il titolo di questo articolo mi lascia perplessa, quindi ti chiedo:
    1) è necessario avere un ufficiale riconoscimento istituzionale, sia pur in qualche modo controculturale, per esser “critico musicale”?
    2) non basta avere opinioni ed esprimerle di fronte ad una più o meno piccola platea, o addirittura al cospetto di sé stessi?
    3) quando tra, più o meno, 5 miliardi di anni, il sole avrà finito l’idrogeno ed inizierà ad utilizzare elio per la fusione nucleare, diventando una gigante rossa a causa dello spaventoso calore prodotto, e la terra sarà inghiottita al suo interno, cosa ne sarà dell’ufficialita`di qualunque incarico? Non è forse meglio cominciare da subito a puntare solo sul trattar bene se stessi e gli altri, dimenticando le stupidaggini che inventiamo, o altri inventano per noi, per sentirci , o farci sentire, più o meno importanti?
    🙂

    • 1) in linea di principio sì, in termini quantomeno di preparazione teorica musicale e musicologica, per affrontare taluni discorsi complessi, che però non frequentemente afferiscono alla musica pop, sia pure intesa in senso ampio; a volte può bastare un riconoscimento “formale”, come quello dato dall’essere giornalista o pubblicista o dal collaborare stabilmente con pubblicazioni periodiche a contenuto musicale;
      2) dall’avvento di Internet chiunque, Orgio incluso, può ritagliarsi senza troppa fatica uno spazio per esprimere le proprie opinioni, autorevoli o meno che siano, peregrine o sensate indifferentemente. Solo che in tal modo si perde la funzione “critica”, giustappunto, perché anche l’opinione qualificata si perde nel mare magnum delle opinioni; come ben sappiamo, non tutti possono fare tutto con competenza: ebbene, vale anche per il critico (musicale e non);
      3) guardandolo in termini di “memento mori”, nessun intraprendere appare sensato; posizione che mi trova anche favorevole; e però rimane questa fregola umana di avvilupparsi in inezie, alla quale mio malgrado partecipo; magari smetto.
      Grazie del commento.

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