Area 51: Nick Menza (1964-2016)

nick menza

Ci sono musicisti che, pur presentando tutti i migliori auspici per una carriera in proprio ricca di soddisfazioni artistiche, finiscono per accodarsi all’ingombrante figura di un collega, nella cui scia finiscono per rimanere, di fatto tarpandosi le ali da soli. Nick Menza ricade esattamente in questa categoria: figlio d’arte (il padre Don uno dei più significativi sassofonisti bianchi della stagione bebop), percussionista sin dalla più tenera età e debuttante a fianco dei più grandi (Buddy Rich e Jack DeJohnette, ad esempio) nella prima adolescenza, possessore di nozioni teoriche adatte a molteplici scopi musicali, Nick Menza ha finito per far coincidere la sostanza della sua carriera con i nove anni (dal 1989 al 1998) passati nei Megadeth, a fianco di un padre-padrone ispirato ed accentratore come Dave Mustaine, indubbiamente levandosi soddisfazioni artistiche (“Rust In Peace” e “Countdown To Extinction” tutt’ora apici del metal d’ogni spazio e tempo) ed economiche, ma anche ogni possibilità di carriera altrimenti, e finendo intrappolato nella definizione di “ex batterista dei Megadeth” (in realtà nemmeno “l’ex” per antonomasia, ma “uno degli”).

Fortuna, certo, ma a metà. Anche perché spesso influenzata da problemi di salute, come quei dolori al ginocchio che, durante il tour successivo alla pubblicazione di “Cryptic Writings”, costrinsero Menza al ricovero ospedaliero e all’intervento chirurgico per la rimozione del tumore benigno emerso dai controlli, con immediato gelido licenziamento telefonico da parte di Mustaine. E come il malore di oggi, stavolta definitivo. Sempre sul palco, con il nuovo gruppo Ohm, l’ennesimo tentativo (malriuscito e quasi maldestro, vista la scelta di proporsi in trio a fianco di Chris Poland, anch’egli con trascorsi nei Megadeth, ancorché in tempi diversi) di rifarsi una carriera lontano da quell’ingombrante etichetta di “ex”; una life after Deth, come aveva battezzato il suo disco solista del 1999 (ovviamente naufragato nell’indifferenza). E, per quanto cedere le armi sul palco possa apparire come una sorta di conclusione romantica e desiderabile per chi ha dedicato la propria intera vita a suonare musica, rimane l’amarezza nel vedere un musicista dotato terminare ex abrupto la propria parabola senza avere messo a frutto (o potuto, o magari saputo mettere a frutto) le proprie doti.

Dei batteristi si dice sempre o quasi che sono di complemento. Magari è vero. Però per Nick Menza non riesco a capacitarmene. Come non riesco a capacitarmi che, da oggi, il suo caratteristico drum kit, il Greg Voelker con le membrane esterne delle due grancasse dipinte a triangoli gialli e neri come il simbolo della radioattività, è condannato ad arrugginire in pace. La ruggine non dorme mai, ha detto qualcuno; chissà che sia davvero così.

Ciao Nick.

2 thoughts on “Area 51: Nick Menza (1964-2016)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...