Means to an end. Altri scampoli di musica targata 2015.

BALU & DIE SURFGRAMMELN – LOS CHICHARRONES DEL SURFbalu & die surfgrammeln - los chicharrones del surfDifficile pensare a due realtà fra loro più distanti di Vienna e il surf, eppure a volte gli opposti si attraggono con successo. Come avviene a Balu & die Surfgrammeln, quartetto vidobonense di rock strumentale del tempo che fu, autore di un mini-LP, uscito lo scorso maggio, che sposa l’approccio demenziale di certo punk (date un’occhiata alla copertina, e poi cercate un po’ cosa significa “Grammeln”, ma anche “Chicharrones”) con le chitarre affogate nel riverbero a molla e le percussioni tribali. L’attitudine del gruppo, però, non è quella festaiola e caotica della California meridionale, ma quella un po’ oscura e weird della Mitteleuropa che, quando sente dire “pipeline“, pensa alla Russia più che alle Hawaii; prevedibilmente, magari, ma genuinamente, e il risultato sono otto piacevoli brani (tra cui due cover, incluso il classico anni Sessanta Comanche) interamente strumentali, eccezion fatta per un paio di estratti di dialoghi tratti da film d’epoca, che non sfigurano ascoltati a 45 giri. Già, perché i Ciccioli del Surf possono entrare in casa vostra solo in dieci pollici; però quando entrano, magari prima o poi escono, ma nel frattempo hanno tutto ciò che serve per soddisfarvi. Tiratura mondiale di 300 copie, a cura dell’etichetta greca di settore Green Cookie: ci vediamo an der surfer blauen Donau.

UNCLE ACID & THE DEADBEATS – THE NIGHT CREEPER
uncle acid & the deadbeats - the night creeperSi sa che le freccette sono uno degli sport nazionali dei britannici, e quindi non stupirà apprendere che anche musicalmente le formazioni d’Oltremanica possono fare ripetutamente centro sul piano discografico. Stavolta tocca a Uncle Acid e i suoi Deadbeats, che a settembre hanno inanellato il quarto successo con “The Night Crawler”. Se ne è parlato molto, di questo album, e di come il gruppo, forte della qualità dei suoi dischi, si candidi a diventare l’elemento più rappresentativo di quella scena stoner che fa dell’occultismo analogico la sua cifra stilistica e che, in quest’epoca di revivalismo non-stop, conosce una prolungata quanto inaspettata fioritura qualitativa. Ebbene, le impressioni precedentemente maturate possono essere confermate da questo LP, che ripropone l’ennesima versione dei primi (primordiali?) Sabbath passati a setaccio lisergico da voci tra l’angelico e l’inquietante, che aprono squarci policromi sulla tela nero pece. Poche idee ma ben chiare: riff possenti usati con parsimonia, groove irresistibile, distorsioni analogiche, atmosfere morbose ed avvolgenti come da titolo, per un risultato di psichedelia heavy che ha pochi (o magari nessuno) pari qualitativi nel 2015. Gruppo schizofrenico: lo Zio Acido schizza che è una meraviglia, i Battiti Morti smentiscono ad ogni passaggio il loro appellativo.

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