Seven Deadly Sins # 19

NIGHT OF THE WITCHES
Questa notte si celebra (per così dire) Walpurgisnacht, antica festa della natura delle popolazioni germaniche che il cristianesimo trionfante pensò di delegittimare instaurando la credenza che, nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, le streghe si riuniscano per ballare il Sabba sul monte Blockberg, nella Germania centrale. Naturale, quindi, che le suggestioni sataniste (confermate anche dall’inclusione della festività nel novero delle celebrazioni sataniche da parte di Anton LaVey) attraessero quei musicisti interessati, per reale convinzione o per mero desiderio di ribellione, al lato oscuro dell’esistenza. Tra i molti brani che trattano dell’argomento, ne ho cercati sette che, complessivamente considerati, riuscissero ad evocare acconciamente l’aura esoterica della ricorrenza: coraggio, fatevi stregare.

1. Death SS – Walpurgisnacht
Dai maestri pesaresi dell’horror metal la migliore introduzione possibile, un viaggio alle radici stesse dell’inquietudine che questa ricorrenza è in grado di suscitare. Non a caso questo brano apre anche il loro migliore album, “Heavy Demons”.

2. Black Sabbath – Black Sabbath
Scrosciare di pioggia a ribadire che è una di quelle notti in cui stare a casa, rintocchi funerei e poi il diabolus in musica (preso in prestito dal movimento “Marte” di Gustav Holst nella sinfonia “I Pianeti”) che si abbatte sul malcapitato come un maleficio irrimediabile, mentre il riff che introduce il concitato congedo null’altro può essere se non la Morte che picchetta impaziente il suolo con la sua falce per vedere adempiuto il suo debito di sangue. Segni particolari: immortale.

3. Mercyful Fate – Come To The Sabbath
L’acuto luciferino del Re Diamante, vero e proprio richiamo infernale, sarebbe già abbastanza. Ma si aggiungono anche quelle chitarre che puzzano di zolfo lontano un miglio, e già le streghe danzano. Con tanto di invito a unirci al Sabba. Fino a metà brano, però, quando arriva…no, è troppo: scopritelo da voi, se avete coraggio.

4. Warlord – Black Mass
Sfortunato e talentuosissimo trio americano, gli Warlord sono titolari di almeno un classico del metal di ogni tempo, e cioè il loro debutto “Deliver Us”, incredibile fusione di heavy metal, atmosfere epiche e reminiscenze folk dall’ampio potere evocativo. Potere esercitato al meglio in questa descrizione mid-tempo di una messa nera, pericolosa come il riff ossessivo ma stuzzicante come le melodie chitarristiche, marziale come la vocalità (che alterna canto a
declamazione) ma ammaliante come l’andamento ritmico. E passare al lato oscuro non è mai stato così facile.

5. Diamond Head – Am I Evil?
Agli esordi erano talmente promettenti che la stampa inglese cercava in loro dei novelli Zeppelin e un imberbe danese residente in California, un certo Lars Ulrich, si era trasferito a Londra per un mese a casa loro. E proprio da quei fulgidi albori viene questo classico del maligno in musica: riff plumbeo che omaggia la sabbathiana “Symptom Of The Universe” indicando nel contempo la via che percorrerà il thrash, andamento intricato, costruito sull’alternanza tra tempi medi e accelerate tappezzate di doppia cassa, e un ritornello dal testo fin troppo retorico. Si proclamano figli di una strega, d’altronde, e si sente.

6. The Sonics – The Witch
Il suono più duro ed inquietante fino al 1964, anno di pubblicazione del 45 giri, e forse anche oltre. C’è ancora la struttura armonica del blues, ma questi garagisti di Tacoma l’hanno già portata al next step, contaminandola con accordi dissonanti, un sax irriconoscibile quanto è distorto, voci minacciose e partiture batteristiche che sono un’assalto all’arma bianca. E stavolta il Sabba non si tiene tra i monti, ma sul dancefloor.

7. Michael Jackson – Thriller
Perché tanto ormai siamo sul dancefloor. Perché il Primo Maggio è festa e stasera si può folleggiare. Perché abbiamo ancora gli zombie di John Landis negli occhi. Perché un Vincent Price così non si discute. E adesso basta; occhio, anzi, ché è quasi mezzanotte e qualcosa di malvagio si nasconde nel buio.

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